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Le radio clandestine
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Giuseppe Brignole
Anche quella volta la "Caterina" fu salva!
Com'è noto, la gloriosa "Caterina" del Lager di Sandbostel - che ora riposa nel Museo di Padova (1) - ha una storia. Tutti sapevano che c'era, ma dove fosse, lo si seppe soltanto dopo la liberazione. Anche i tedeschi conoscevano la sua esistenza nel Lager, e per loro fu un impegno scovarla, per stangare a dovere proprietari ed operatori. Quelle loro improvvise perquisizioni resteranno memorabili per sistematicità maligna e per spiegamento di forze. Eppure... Qui il "Fiduciario di Campo", M.O. Brignole, ricorda [1]. Siamo nel campo X/B di Sandbostel; un'ispezione meticolosa si svolge nella baracca ove è pure il "comando italiano" del campo; per quanto il nostro locale, situato in testa alla baracca, non sia sospettato, anche noi dobbiamo uscire con gli altri ufficiali che vi sono alloggiati, portando fuori il nostro bagaglio personale. Ad un tratto il mio sguardo s'incontra con quello del Cappuccino P. Luigi Grigoletto, tenente cappellano, anche lui ristretto nel campo, che cerca di venire verso di me "lento pede", con il breviario aperto come se leggesse, mentre in effetti egli cerca con lo sguardo di richiamare la mia attenzione. Quando si è ancora di più avvicinato, senza che i tedeschi possano sentire, con voce sommessa mi dice: "Ho la radio fra le gambe, mi aiuti". Era un problema rompere l'assedio, ma anche in quella occasione Iddio volle proteggerci; infatti mi venne spontaneo gridare ad alta voce, perché potesse sentire l'ufficiale tedesco, rivolto a Padre Grigoletto: "Perché, Padre, lei è qui e non alla baracca trentuno a sorvegliare le prove della commedia che i nostri colleghi mettono in scena per questa sera?" "Come faccio ad andare?" egli mi rispose, accompagnando la risposta con un vago gesto, forse per dire che egli non poteva andare perché i tedeschi non lo lasciavano passare, oppure perché la radio sospesa chissà come fra le gambe e nascosta dal saio gli impediva di allontanarsi con le ali ai piedi come egli avrebbe desiderato. Vista la sua inerzia, mi venne spontaneo rivolgermi al tenente tedesco che dirigeva la perquisizione per riferirgli la cosa, aggiungendo come la censura, in una recita teatrale, deve essere severa non solo dal punto di vista morale, ma anche da quello politico, per non peggiorare i rapporti che debbono intercorrere fra i prigionieri ed i loro custodi. La mia osservazione fi certamente apprezzata dall'ufficiale tedesco, perché Padre Grigoletto ebbe il permesso di raggiungere la baracca del teatro, e così, come un mulo stanco bastonato, leggendo il suo breviario, il nostro Frate con passi lenti e studiati si avviò finalmente verso la baracca trentuno. Solo allora, man mano che egli si allontanava, potei emettere un sospiro di sollievo, ed uno ancora più grande lo avrà certamente emesso il nostro buon Padre. *** Il tempo da allora è passato, ventott'anni sono tanti nella vita d'un uomo, ma certi episodi non è facile dimenticarli, e così talvolta riandando con il pensiero a quei giorni, mi viene di domandarmi:
Sarei lieto oggi, a distanza di tempo, di poter avere una risposta a questi interrogativi, e per soddisfare questa mia curiosità mi propongo, in un incontro che spero possa avvenire al più presto, di offrire a Padre Grigoletto una colazione presso il ristorante Madonna a Venezia, ove il buon Fulvio ci servirà certo i manicaretti che tanto sognavamo nelle interminabili giornate d'inedia dei due lunghi anni di campo di concentramento.
Nota:
Per approfondire la figura di Giuseppe Brignole, ma soprattutto la sua attività all'interno del Lager, sul sito dell'Istituto Tecnico Commerciale Paritario GIACOMO LEOPARDI di Bologna troverete un esaudiente articolo di Alessandro Ferioli dal titolo Giuseppe Brignole: un comandante italiano nei campi di prigionia. Per approfondimenti sull'episodio della Calatafimi, vi segnaliamo, dal sito del gruppo di Gaeta dell'Associazione Nazionale Marinai d'Italia (A.N.M.I.), una pagina ricca di fotografie, e dal sito della rivista Storia in rete l'esauriente articolo di Leonello Oliveri dal titolo 14 giugno 1940: la Marina Francese bombarda Genova e Savona.
Nota: parte del contenuto di questa pagina, ad eccezione dell'articolo, è stata pubblicata nel numero di novembre 2007 di RadioRivista, insieme all'articolo su Francesco Cento.
Pubblicato il 21/12/2006 - Ultimo aggiornamento: 01/11/2007 |
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