Rino Zerbone

A Rino Zerbone è dedicato l’articolo “Un Alassino nei Lager (Ministoria di eroi)” pubblicato sull’edizione del 15 marzo 2001 del periodico del Comune di Alassio “L’Alassino”, edito dall’Associazione Vecchia Alassio.

Oltre all’episodio riportato nell’articolo, Rino Zerbone si è reso protagonista di un altro salvataggio, nell’episodio della dinamo della bicicletta tedesca, come ricorda Ernesto Viganò.

Riportiamo la trascrizione dell’articolo per agevolare la consultazione e le ricerche.

Si ringrazia l’Associazione Vecchia Alassio, e il Presidente Carlo Cavedini, per avere autorizzato la pubblicazione.

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UN ALASSINO NEI LAGER

(Ministoria di eroi)

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L'Alassino, 15 marzo 2001 In questi giorni si è fatto un gran parlare di Giovanni Guareschi e della sua permanenza ad Alassio, degli amici che qui aveva e del suo sempre piacevole soggiorno fra di noi.

Guareschi fu anche “ospite” (internato), col N° 6865, in un Lager tedesco, quello di Sandbostel XB, diventato famoso per una radio-ricevente (“Caterina”), costruita dagli Italiani con mezzi di fortuna, che mandò in bestia tutte le vane ricerche tedesche.

La “storia” ne parlò più volte, ma non tutti sanno che se non fu… scoperta e se non furono “passati per le armi” quegli intraprendenti “costruttori”, ciò si dovette proprio ad un… Alassino, ancor vivo e vegeto e con cui ho parlato alcuni giorni fa.

La “storia” sarebbe lunga ed è difficile racchiuderla in una pagina, ma ci proverò. Nei Lager del 1944 le notizie della guerra giungevano ogni giorno ai nostri internati (attraverso Radio Londra e Radio Parigi) prima ancora che ne fossero a conoscenza i Tedeschi e ciò li esacerbava nei continui e vani tentativi di scoprire quella maledetta radio clandestina. L’implacabile Tutscek non sapeva più che cosa fare. La radio (chiamata amabilmente “Caterina”) era stata messa insieme da alcuni Italiani (Oliviero Olivero, Bartolomeo Martignago, Enrico Viganò, Poli, Pucci, Guareschi ed altri) che raccolsero e sistemarono i materiali più impensabili (monete di rame, un magnetino di rasoio, lamierini e latta, un barattolo da caffè e un portasapone, brillantina e cera di candele, acido di sottaceti e liquame distillato dei cessi e urina e catrame tolto dal tetto della baracca; persino un filo di rame sottratto abilmente dalla dinamo della bicicletta del soldato tedesco portalettere ed altro.

Scrisse di quei giorni Guareschi: “Fu costruita con i mezzi di cui potrebbe disporre un uomo nudo in un campo di trifoglio” e ancora:

“In quegli orrendi pollai a sei posti assegnati come letti, Olivero si appollaiava su una traversina con una gamba penzoloni nel vuoto, con un turbante intorno alla testa” (e con un filo di rame in bocca).

Nella baracca della Gendarmeria tedesca come soldato addetto alle pulizie c’era appunto il nostro… Alassino di vent’anni, che vi presenterò tra poco. Una sera, individuata dai Tedeschi la… probabile baracca dell’ardimentoso tradimento… ci fu improvvisamente una perlustrazione generale e minuta: tutti fuori da una parte a tutti gli zaini e i bagagli dall’altra. Per legge si potevano controllare i vari… pezzi solo in presenza dei proprietari. In una cassetta ben chiusa c’era… Caterina in pericolo e sulla cassetta il nome di un ufficiale.. “Wer ist?”… Wo ist? – Chi è? Dov’è?… Prontamente risposero ch’era assente per ricovero all’Ospedale internazionale.

Requisizione immediata della cassetta e tutela sotto scorta in gendarmeria in attesa del mattino seguente. Per pochi minuti le due guardie si assentarono per ritirare il rancio, pochi istanti e l’Alassino fece entrare furtivamente due dei nostri. In pochi attimi la cassetta fu liberata di “Caterina” sostituita da indumenti e via nel buio. E lo stesso… nostro Alassino più di una volta rischiò di persona per procurare le pile necessarie alla vita di “Caterina” (riceveva di ritorno le due scariche e consegnava furtivamente le due avute in dotazione per la lampada della baracca).

L’indomani “Caterina” riprese a funzionare con il Tenente Olivero che aveva un terribile mal di testa con quel turbante. Non ne poteva più! Al nostro giovane “eroe” fu proposto un premio: una scatoletta di carne e una galletta, che rifiutò “per non toglierla” (egli disse) a chi aveva fame come lui.

Ed oggi quell’Alassino (e lo scrivo con orgoglio con la A maiuscola!) vive ancora in quel ricordo che avrebbe potuto condurre alla fucilazione più commilitoni. Non volle ricompensa, ma serba con geloso affetto una lettera del Comandante. Medaglia d’oro, Giuseppe Brignole (l’eroe della Calatafimi e nel Lager responsabile degli Ufficiali del campo) una lunga lettera che ricorda quei giorni e quel momento… “nell’impresa effettuata nei locali della polizia tedesca ti sei dimostrato un soldato di fegato e di sentimenti nobili… Non dimentico nemmeno il carbone che tu sottraevi ai Tedeschi per destinarlo alle nostre stufe… Bravo Zerbone!…”

Sì, il nome dell’ufficiale della cassetta con “Caterina” era fasullo, era inventato, ma questo è un nome vero; è di Rino Zerbone, un buon Alassino che non si è mai dato della arie e che, anche dopo la guerra, ha lavorato per tanti anni seriamente e con amore e con grande umanità come infermiere, un uomo che oggi l’Associazione Vecchia Alassio vuole additare come esempio a tutti gli Alassini.

Tommaso Schivo

 

Pubblicato il 23/08/2006 – Ultimo aggiornamento: 23/08/2006

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