Noi dei Lager

Noi del Lager Ottobre-Dicembre 2005Nel numero 4-2005 (Ottobre-Dicembre) di Noi del Lager, bollettino ufficiale dell’A.N.E.I. – Associazione Nazionale Ex Internati, un articolo del Professor Alessandro Ferioli è dedicato al lavoro di ricerca e di ricostruzione di Radio Caterina da parte di appassionati della radio, sottolineando l’aspetto culturale e divulgativo che ha accompagnato queste ricostruzioni.

Figlio di un radioamatore (Pier Giorgio, IW4AME), il Professor Ferioli spiega in maniera molto chiara e intuitiva in cosa consiste l’attività radioamatoriale.

 

“CATERINA” RICEVE DI NUOVO

Rivive la mitica Caterina in due recenti
ricostruzioni di appassionati radioamatori

di Alessandro Ferioli

Sin da piccolo ho sempre avuto a che fare con quei soggetti – di cui fa parte anche mio padre – che trascorrono ore a parlare in un microfono, spesso con sigle e linguaggio ermetico, collegandosi con altri appassionati di comunicazioni radio di tutto il mondo. Aldilà dell’aspetto più superficialmente esteriore di tale passione, tuttavia, va detto che per radioamatore s’intende non chiunque semplicemente operi a una stazione rice-trasmittente, ma soltanto colui che ha superato il prescritto esame ministeriale ottenendo la relativa patente, assieme a un nominativo che lo autorizza all’installazione e all’uso di una stazione radio su frequenze stabilite per l’uso radioamatoriale. Questa è la definizione ufficiale, valida in tutta la CEE, di “Radioamatore”: «persona, debitamente autorizzata, che si interessa di radiotecnica a titolo puramente personale e senza scopo di lucro, che partecipa al servizio di radiocomunicazione detto d’amatore, avente per oggetto l’istruzione individuale, l’intercomunicazione e gli studi tecnici» (G.U. n. 289 del 9/12/92).

Le finalità del radiantismo sono state recepite dall’Associazione Radioamatori Italiani, eretta in Ente morale, che nello Statuto approvato con D.P.R. 24 novembre 1977, n. 1105, all’Art. 3 prevede, tra gli altri scopi associativi: «riunire a scopi scientifici e culturali, con esclusione di qualsiasi scopo di lucro, i radioamatori; […] dare incremento agli studi scientifici in campo radiantistico promuovendo esperimenti e prove».

Poste queste premesse, meglio si spiega l’interesse che i radioamatori più attenti hanno sempre posto alla storia delle comunicazioni radio, in tutte le relative implicazioni tecniche, storiche e culturali, dando luogo a espressioni pregevoli nella ricerca, nella pubblicistica, nel collezionismo, nella divulgazione culturale e nella ricostruzione di apparecchi radio di particolare interesse storico.

In quest’ultima attività si sono segnalati, negli ultimi anni, due esempi di appassionati radioamatori che hanno saputo accostarsi alle vicende degli Imi con straordinaria sensibilità e disponibilità a conoscere e comprendere l’epopea quantitativamente più importante e al contempo meno nota della resistenza italiana. E lo hanno fatto a modo loro, dedicandosi con intelligenza e trasporto allo studio tecnico degli esemplari di radio descritti nella nostra memorialistica, e alla ricostruzione – di particolare forza suggestiva – di Caterina, la più famosa tra le radio dei lager. A dimostrazione di un’attenzione continuativa nel tempo è del resto sufficiente ricordare l’articolo rievocativo di Giuseppe Borghini (IW5CID – questo il suo “nominativo” ministeriale), Caterina, la radio della speranza, apparso su Radio Rivista, periodico dell’Associazione Radioamatori Italiani, n. 2/1991.

La prima delle ricostruzioni che presentiamo in questo articolo è stata realizzata pochi anni or sono da Renzo Casagrande di Conegliano (TV). Casagrande ha cercato di ricostruire il più fedelmente possibile una copia statica di Caterina, basandosi sull’osservazione dell’originale nel Museo dell’Internamento di Padova. Tecnicamente – secondo le informazioni da lui stesso fornitemi – si tratta di un ricevitore in reazione ad una valvola con circuito di sintonia a variometro più un condensatore variabile realizzato con due spicchi di lamiera di rame separati da un foglio di carta oleata, e l’armatura mobile sporgente per poter essere mossa. Sfilando la spinetta di legno sulla sinistra che serve a far ruotare la bobina interna, tutto il gruppo viene liberato ed è così pronto ad essere tolto e occultato. Non ci sono saldature e tutte le connessioni sono effettuate a filo ritorto. Casagrande ha tentato di ricreare la batteria anodica, servendosi delle attuali monetine da 5 centesimi di Euro, alternando dei dischetti di zinco dello stesso diametro e interponendo dei dischetti di stoffa imbevuta di aceto: con 10 elementi ha ottenuto una tensione di circa 12 volt e una corrente di qualche milliampere, potendo così accendere 6 led per qualche minuto. Se ne deduce che la tensione ricavata dalla batteria originale, provvista di venti elementi, fosse di 20-25 volt.



"Caterina" di Renzo Casagrande

“Caterina” di Renzo Casagrande
Clicca sull’immagine per ingrandire

La seconda delle ricostruzioni si deve all’iniziativa di un gruppo di volenterosissimi radioamatori della Sezione ARI di Carpi (MO), che nei primi mesi del 2005, in vista specialmente delle celebrazioni del 25 aprile, hanno recuperato alcuni componenti (una matita, una dinamo di bicicletta, cartine di sigaretta, la valvola, una candela e poco altro), poi esposti su un pannello insieme a una scheda storica e ad alcuni dettagli tecnici e costruttivi. In seguito ad alcune indicazioni fornite dal sottoscritto, gli stessi radioamatori carpigiani hanno approfondito le loro conoscenze ricorrendo anche a testi non strettamente tecnici, come il Diario clandestino di Guareschi, allo scopo preciso di prendere contatto in modo consapevole con l’etica dell’Imi, e attualmente stanno ampliando l’orizzonte della tematica sulle radio e le trasmissioni “clandestine” anche nel contesto di altre esperienze di prigionia, come in Russia (la radio del campo 160 di Suzdal), in India (la radio costruita dal sottufficiale Giuseppe Biagi, il famoso marconista del dirigibile Italia al Polo Nord) e nei campi giapponesi.

È stato straordinario – mi scrive Maurizio Grillini IZ4BBD – vederla nascere dalle mani amorevoli di radioamatori che generalmente si dedicano a progetti tecnologicamente avanzati (tra i “padri”, Valentino Barbi I4BBO realizza circuiti complessi, e Claudio Iori I4IOR è un pioniere della radio digitale). Durante il mese di aprile, il venerdì sera (serata di sezione), erano continui “pellegrinaggi” nella stanzina in cui riposava Caterina per vedere lo stato di avanzamento dei lavori. Seppure in piccola parte, abbiamo capito cosa potevano provare i prigionieri di Sandbostel.. La storia di questa radio ci ha praticamente stregati, cosi come la storia degli internati militari. Abbiamo tante domande e tanta curiosità da soddisfare. E tanta gratitudine per quegli uomini».

Già il 25 aprile 2004 gli stessi carpigiani avevano peraltro allestito una stazione radio in onde corte per collegarsi dall’ex-campo di Fossoli col nominativo speciale di II4FCF (dove II indica la stazione “speciale” e FCF sta per Fondazione ex Campo Fossoli), mandando a tutti i radioamatori del mondo messaggi di pace (tecnicamente, QSO) che sono poi stati confermati da QSL (cioè cartoline di conferma dell’avvenuto collegamento) commemorative appositamente realizzate. Dalle pagine di Noi dei lager, quindi, interpretando il sentimento degli Imi non possiamo non indirizzare, con gergo militare, il nostro Ben fatto! a una sezione di radioamatori che sa condurre ricerche rigorose e al contempo organizzare iniziative rievocative, ad ampio raggio, all’insegna di una rinnovata amicizia dei popoli.

A suggellare la vicinanza tra i radioamatori e gli ex-internati – che si potrebbe davvero concretizzare in un futuro prossimo in iniziative comuni – va infine ricordato come il Santo patrono dei radioamatori sia da sempre considerato Padre Massimiliano Maria Kolbe, grande appassionato di radio e di mezzi di comunicazione moderni, che appena tre settimane prima di venire deportato ad Auschwitz aveva ottenuto la licenza di radiotecnico col nominativo di SP3RN. E proprio a Padre Kolbe è stata dedicata una giornata radiantistica, programmata per il 18 settembre 2005 presso il Santuario a lui intitolato a Carini, nel corso della quale, tra le varie iniziative previste, una stazione radio con “nominativo speciale” comunicherà in tutte le modalità di emissione annotando tutte le stazioni che si verranno a collegare. Siamo convinti che, quel giorno, anche i nostri Imi non più in vita si collegheranno con la stazione speciale mandando, da lassù, il loro 73 (“cordiale saluto”).

Alessandro Ferioli

 

Note:

Per quanto la ricostruzione di Renzo Casagrande sia molto somigliante all’originale, si tratta di una riproduzione statica, non funzionante. Non funzionante anche quella dell’ARI di Carpi, realizzata solo sulla base delle prime fotografie e dei primi testi raccolti, senza aver preso visione dell’originale e con l’urgenza di avere una copia della Caterina entro breve tempo per motivi didattici. Abbiamo appreso in seguito che una riproduzione statica è stata fatta anche da un radioamatore di Modena, Gaetano Manfredini (I4MHG), appassionato ricostruttore di ricevitori radio d’altri tempi (dalla radio di Marconi alla radio della “Tenda rossa” della spedizione di Nobile). Le realizzazioni di Gaetano Manfredini, più volte esposte durante fiere ed eventi inerenti il mondo della radio, furono al centro del
Vicenza Marconi Day del 1995, nel centenario dell’invenzione della radio.

Una riproduzione funzionante ha richiesto ore di studio e di prove ed è stata realizzata nell’estate del 2006 da Ignazio Secci IS0EMK sulla base del materiale da noi raccolto. Ignazio Secci ha realizzato un articolo completo di tabelle e disegni per RadioRivista, che sarà messo online non appena pubblicato, e che ci ha permesso di realizzare una copia funzionante.

Renzo Casagrande, coautore del sito Nonsoloradio, ha comunque il grande merito di essere uno dei pionieri della riscoperta di Caterina: il suo articolo pubblicato sulla rivista dell”Associazione Italiana per la Radio d’Epoca e sul sito dell’Istituto Tecnico Commerciale Paritario GIACOMO LEOPARDI di Bologna è stato uno dei primi documenti da cui è nata la nostra ricerca.

 

Pubblicato il 30/01/2007 – Ultimo aggiornamento: 30/01/2007

Print Friendly