Loris Nannini in URSS

Loris Nannini

Da “Prigioniero in U.R.S.S.”

Nannini ed., Pistoia, 1993

Pagine 179-195

di Loris Nannini

 

RADIO AUDIZIONI ITALIA

Erano ormai parecchie settimane che cercavamo inutilmente una scusa, un modo, per restare in sala radio sino alle due di notte, senza destare il sospetto dei russi.

E non era senza timore che perseguivamo questa nostra idea, memori delle poche ma chiare minacce dal maggiore Majorov dell’NKVD qualora avessimo captato una radio diversa da quella sovietica.

Era il maggio 1945 quando, di tutta fretta, una guardia venne a prelevare me e Colangelo.

Ci condusse al comando del campo.

Mentre attendevamo, seduti su di una panca nell’atrio, foschi presentimenti ci passavano nella mente.

Come poteva essere accaduto che si fossero accorti della modifica alla radio?

Con il cuore stretto, fummo condotti davanti al comandante del campo, il colonnello Krastin, un uomo grassoccio, sulla quarantina.

Egli, seduto alla sua scrivania, si rivolse a noi bruscamente: “Ci sono problemi alla radio?”.

Intimoriti alzammo le spalle scuotendo la testa.

“Bene” disse “Domani deve funzionare tutto. Ci sono notizie importanti. La radio deve essere perfettamente efficiente.” Con queste parole ci congedò.

Tornammo subito alla sala radio.

Eravamo felici.

Non solo non avevano scoperto nulla ma ci offrivano ora un buon motivo per restare sino a tardi.

Chiedemmo di poter restare in sala radio sino a notte avanzata per poter completare la carica degli accumulatori.

Erano appena passate le due quando inserimmo lo spinotto che attivava il funzionamento del nostro circuito segreto.

Uno accanto all’altro sentivamo in cuffia l’Italia.

Il notiziario era già iniziato ed ascoltammo la fine del giornale radio “Luce” con gli avvenimenti di cronaca.

Sentimmo una sigla musicale che concludeva quella trasmissione.

“Notiziario per i prigionieri di guerra in Russia”; echeggiò inaspettatamente una voce dall’Italia.

Un brivido ci percorse la schiena.

“La famiglia Rossi manda i saluti al sottotenente Rossi Giuseppe dal quale non ha ricevuto ancora notizie e spera stia bene.

Maria si è sposata ed ha avuto un bel bambino. …il figlio cresce bene e ricorda il padre …La madre del soldato Fedi Mario aspetta ancora notizie con grande speranza”.

Restammo così, in ascolto; dei sette nominativi trasmessi, due erano ufficiali presenti nel nostro campo di Suzdal.

Colangelo mi guardò “E ora cosa facciamo. Glielo diciamo a quei due che abbiamo ricevuto questi messaggi?”

Restai in silenzio. Era pericoloso, molto pericoloso.

Nono ci si poteva fidare di nessuno. Nel campo regnava un clima di diffidenza, di sospetto, di delazione.

Sapevamo bene che tra i nostri compagni di prigionia vi erano almeno una ventina di delatori.

Erano nostri compagni che si erano venduti ai russi per politica o per fame.

I russi, in cambio di qualche attenzione e di qualche piccolo favore, chiedevano loro di riportare segretamente al comando discorsi, episodi, espressioni raccolte tra i loro stessi compagni con i quali convivevano come se fossero buoni amici.

Questi uomini subdoli erano gli strumenti con i quali la NKVD controllava la vita nel campo.

Si trattava di ufficiali italiani convinti alla delazione anche grazie alla mediazione di fuoriusciti italiani.

Si diceva che questi delatori avessero frequentato una apposita scuola politica a Mosca e che avessero fatto un giuramento con il quale sottoscrivevano la volontà di essere soppressi nel sangue dai loro stessi compagni nel caso fossero venuti meno al compito assunto.

Essi denunciavano i loro compagni che così venivano sottoposti ad estenuanti interrogatori ed al trasferimento in campi di punizione oppure rinchiusi in carceri orribili.

Di questi venti delatori, allora ne conoscevamo solo alcuni.

Nonostante questo difficile clima decidemmo, con tutte le dovute accortezze, di dare queste notizie ai nostri più fortunati compagni.

Il pomeriggio seguente, cioè quello dell’8 maggio 1945, tutto era pronto per ricevere Radio Mosca.

In sala radio vi erano già i pirivòtcik insieme ad alcune guardie; esse dovevano aver saputo che c’era qualche notizia importante.

Miscia faceva gli onori di casa.

Mai stata tanta gente in quella piccola stanza e lungo il corridoio.

Alle diciassette in punto echeggiò un po’ gracchiante l’internazionale socialista.

“Comando Supremo delle Forze Armate. Oggi, martedì 8 maggio 1945, le forze armate tedesche hanno capitolato! A Berlino il colonnello generale Gustav Jodl ha firmato l’atto definitivo di capitolazione delle forze tedesche ed a mezzanotte cesseranno le ostilità in tutta l’Europa…”

I pirivòtcik ascoltavano.

Non c’era però quell’entusiasmo che ci si sarebbe aspettato ad una tale notizia.

I russi ci avrebbero rimandati a casa? La guerra era davvero finita?

Nel campo i russi festeggiarono la vittoria delle gloriose armate sovietiche; una vittoria che a noi prigionieri sembrò solo un ulteriore pretesto propagandistico.

Dopo quella notizia, la vita nel campo non cambiò davvero molto.

Ogni tanto riuscivo a convincere i russi della necessità di doverci fermare in sala radio sino a tarda notte per caricare gli accumulatori e per provvedere a certe manutenzioni.

Naturalmente, insieme a Colangelo, ascoltavo di nascosto le notizie dall’Italia, soprattutto quelle dirette ai soldati prigionieri in Russia.

Eravamo sempre piùcoinvolti e sempre più tormentati nella scelta di comunicare o meno a qualcuno dei nostri compagni la buona notizia di un loro caro o della loro famiglia.

Cominciammo così a frequentare quei gruppi di prigionieri dove si trovavano le persone indicate dalla radio italiana.

Non senza esitazione e con un po’ di paura, io e Colangelo decidemmo di dare le notizie a quei nostri compagni che giudicammo di assoluta affidabilità.

La nostra confidenza fu per questi prigionieri come un’iniezione di ritrovata speranza alla vita e di fiducia nel futuro.

Costoro ci furono immensamente grati; a noi tuttavia, quelle confidenze pur così calibrate, provocarono uno stato continuo di timore che si risolse solo molto più tardi, al nostro rientro in Patria.

 

Loris Nannini | Popov | La radio | Voce dall’Italia | Radio Audizioni Italia

 

Pubblicato il 23/04/2007 – Ultimo aggiornamento: 23/04/2007

Print Friendly