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Ricostruzione di Ignazio Secci - Condensatori e resistenza
FACCIAMO RIVIVERE CATERINA LA RADIO DELLA SPERANZA
3 - CONDENSATORE VARIABILE
Premetto che per la costruzione del variabile occorre possedere una ottima manualità ed una notevole dose di pazienza, al fine di evitare insuccessi! Clicca sull'immagine per ingrandire
Il condensatore variabile assemblato Il rotore, in particolare, è costruito intorno alla lamina primaria che ha il manico di comando, che chiameremo (A). Su di essa vengono fasciati, ripiegando sul manico il bordo del lamierino eccedente la sagoma del manico di ciascuna di esse, la lamina (B) partendo da sotto e quindi le lamine (C), (D) ed (E) partendo da sopra. Il manico verrà interamente fasciato dalla lamina finale (F), con la punta terminale ribadita. Mentre si montano gli elementi nella sequenza indicata, allineandoli sul foro del perno di rotazione realizzato con punta da 2,5 mm verranno interposti tra lamina e lamina, all'altezza del perno, spessori in cartoncino, allo scopo di tener le lamine distanziate tra loro. Dopo aver forato nuovamente il tutto sul perno per consentire l'introduzione della vite con dado di fissaggio, lo si accantona provvisoriamente per costruire lo statore. Il rotore, come si potrà notare, assume la forma di un innocuo raschietto asportabile. Il materiale utilizzato per la costruzione delle lamine è del semplice lamierino da barattolo di latta per alimentari, opportunamente battuto e lisciato con la carta vetrata. Esso sarà successivamente fissato alla parete posteriore del contenitore, consistente in una assicella di legno da 8 mm di spessore, mediante una vite con dado che avrà la testa affogata nel foro d'ingresso. Il contatto elettrico con il manico del rotore sarà garantito da una linguetta metallica, forata in linea con l'asse, appoggiata al bordo superiore dell'assicella e da una serie di due rondelle (una rigida ed una elastica) a comprimere. Lo statore è costituito da cinque lamine. Il disegno del profilo parte dal classico spicchio a forma di triangolo equilatero da cm 5 di lato, scavato attorno al perno in modo da lasciare libero lo spazio per la rotazione dell'asse, anche se avrebbe potuto essere di forma quadra, cosa che non si può con chiarezza apprezzare dalle foto. È stata tenuta presente anche la necessità di riservare lo spazio per i due chiodini di fissaggio. Uno di essi andrà posizionato in alto a sinistra e l'altro in basso a destra. I fori per i chiodini serviranno da guida durante l'assemblaggio e serviranno per il montaggio/smontaggio dello statore dalla scatola. Il dielettrico dovrebbe essere la celluloide, ma andrà bene anche altro isolante similare, contenendo lo spessore in 1/10 - 1/20 di mm. Dopo che avremo pronte le cinque lamine della solita latta usata per il rotore, che avremo battuto e lisciato per bene con carta vetrata allo scopo di eliminare ogni asperità, ritaglieremo l'isolante in rettangoli da cm 5x5. Essi saranno forati come le lamine ed intervallati con esse. Sistemeremo anche delle piccole rondelle di cartoncino (4 per parte), che saranno interposte tra una lamina e l'altra nei punti di fissaggio, per compensare lo spessore della lamina del rotore che andrà ad introdursi nelle rispettive gole. Il montaggio definitivo si esegue infilando i chiodini di fissaggio in corrispondenza dei fori dello statore, impilato secondo l'ordine indicato, piantandoli e lasciando alla fine sporgere la punta residua degli stessi. Il primo elemento del wafer (quello che poggia sul piano dell'assicella) avrà ricavata nella parte inferiore destra una linguetta metallica come reoforo, l'ultimo è invece a vista. L'assemblaggio finale complessivo del variabile andrà fatto sull'assicella della parete posteriore del mobiletto, che come abbiamo già indicato ha spessore di 8 mm. Le dimensioni dell'assicella dovranno essere di 10x8,6 cm. Inizieremo praticando su di essa, spostati di 4 mm dal centro ed a 1,2 cm dal bordo alto, un foro da 2,5 cm per la vite che funge da asse di rotazione, vite che inseriremo dal retro, con la testa a scomparsa nel foro d'entrata; sulla parte della vite che viene fuori infileremo prima la linguetta metallica di contatto, poi le rondelle (prima la rigida poi quella elastica), quindi il complesso del rotore, chiudendo con la rondella quadrata in fibra ed il dado di serraggio, che non dovranno mollarsi durante la rotazione. Nelle varie gole di pertinenza del rotore avremo, nel frattempo, infilato gli elementi dello statore, pronti per essere inchiodati. Inchiodiamo lo statore, verificando che i chiodini siano ben allineati ai fori d'invito che avremo preparato sul legno per evitarne la spaccatura e assicurandoci che sia stata realizzata una perfetta connessione elettrica delle lamine. La rotazione sul manico di azionamento del complesso dovrà essere leggera, scorrevole e senza gioco. Il variabile così realizzato corrisponde alle fotografie del modello originale, ma dal collaudo notiamo che la sua capacità è molto superiore a quella richiesta: circa un migliaio di pF. Per ottenere la capacità di 450-500 pF si deve ricorrere allo stratagemma di infilare le sei lamine del rotore accoppiandole a due a due, per un totale di 3 lamine utili. Logicamente la rotazione sarà più dura e difficoltosa ma vi si potrà porre rimedio spaziando maggiormente le gole dello statore, sino ad avere una rotazione soddisfacente. Occorrerà anche regolare la pressione del rotore sulla linguetta di contatto in modo da evitare buchi di capacità. Da tener presente che una volta in funzione, avvicinando la mano al manico si influenzerà la sintonia, problema che potrà essere attenuato o risolto rivestendo il manico con il catrame recuperato da vecchi condensatori a carta (molto indicati quelli di valore da 100.000 pF, che ne contengono un discreto quantitativo!). Del condensatore ho realizzato almeno tre esemplari, sempre con la metodica descritta, ma cercando testardamente la sua più attendibile "conformità all'originale". I valori misurati vanno da 350 a 450 pF massimi a seconda del numero delle lamine impegnate (Vedi Tav. II).
4 - CONDENSATORI FISSI
5 - RESISTENZA
Si misura con l'Ohmetro il valore resistivo, con i medesimi puntali utilizzati per il Capacimetro. Conseguito il valore richiesto, si protegge la resistenza con una fascetta di carta che sigilleremo col catrame, per evitare l'asportazione al tatto della grafite. I reofori di collegamento della resistenza saranno realizzati allo stesso modo dei condensatori, avendo cura che il rame abbia un buon contatto con la grafite. Anche in questo caso sarà utile una rapida immersione nella cera di paraffina, perché non vi sia una variazione del valore resistivo che, comunque, sarà bene ricontrollare sia rimasto invariato sui 2 MΩ. Devo onestamente condividere gli improperi dei costruttori della radio nel campo, che non potevano contare sull'ausilio di un Ohmetro, per la notevole difficoltà riscontrata nel mantenimento del valore realizzato ed il suo consolidamento attraverso la protezione della zona grafitata e la connessione dei terminali (Vedi Tav. IV).
Ignazio Secci | Prefazione | Le bobine | Condensatori e resistenza | Valvola e zoccolo | Contenitore, assemblaggio e collaudo | Le tavole e le foto Pubblicato il 15/10/2007 - Ultimo aggiornamento: 15/10/2007 |
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