Archimede Mingo a Kaisersteinbruch

Radio Rivista dicembre 1980Archimede Mingo, radioamatore con il nominativo I8REK, descrisse la costruzione di un ricevitore radio nel Lager di Kaisersteinbruch in un articolo pubblicato nelle pagine 1313-1314 del numero di dicembre 1980 di RadioRivista, organo ufficiale dell’Associazione Radioamatori Italiani (ARI).

La radio nel Lager

di Archimede Mingo I8REK

Il 14 settembre 1943 varcai, contro la mia volontà, il cancello d’ingresso dello “Stalag XVII/A”, uno dei tanti lager impiantati dai tedeschi durante la seconda guerra mondiale.

Il lager sorgeva presso Kaisersteinbruch, piccola località ad est di Vienna, ad una quindicina di chilometri dal confine ungherese, ed era composto da una quarantina di baracche di legno. Io alloggiavo nella baracca 31.

A sud del lager si ergeva la barriera verde scuro della grande foresta viennese, la suggestiva “Wiener Wald”. A nord la campagna digradava dolcemente verso il Danubio, distante alcuni chilometri. Giù, verso il fiume, dietro una cortina di alberi, svettava al cielo la punta aguzza del campanile della chiesetta di Wilfleinsdorf. Un insieme che in tempi normali avrebbe invitato alla meditazione ed alla contemplazione, ora appariva inospitale ed ostile.

Al nostro arrivo fummo accolti dagli sberleffi e dalle pernacchie dei prigionieri francesi, che da oltre tre anni erano ospiti del lager. Però in pochi giorni i rapporti tra noi ed i francesi migliorarono fino a diventare ottimi.

Fin dai primi giorni di prigionia nel lager potei constatare che i tedeschi maltrattavano meno, e quasi rispettavano, quelli che parlavano la loro lingua. Perciò mi sforzai di richiamare alla memoria tutte le nozioni di lingua tedesca, riuscendo così a cavarmela assai meglio di tanti altri compagni di prigionia.

Il maresciallo Dockall, un austriaco dai baffi rossicci e dal viso abbastanza bonario, addetto al comando del campo, mi procurò addirittura una grammatica tedesca per italiani. La grammatica mi fu sequestrata alcuni mesi dopo, a suon di legnate, dal sergente Vargas, il più duro tra i sottufficiali addetti al lager.

I nostri amici francesi erano sempre bene informati sulle vicende belliche viste dall’altra parte. Per qualche tempo non si sbottonarono sulla provenienza delle informazioni. Poi, dopo alcune settimane, quando conquistai la loro fiducia, appresi che ascoltavano Radio Londra a mezzo di una minuscola radio costruita da uno di loro, appassionato di radiotecnica, con materiali rubacchiati qua e là ai tedeschi che si facevano riparare gli apparecchi radio.

La radio dei francesi era nascosta nell’intercapedine tra le due pareti di legno, quella esterna e quella interna, della baracca numero 7. L’antenna, colmo dei colmi, era stata costruita dai tedeschi!

A mezzo della Croce Rossa Internazionale, i francesi erano riusciti ad ottenere la trasformazione di uno spiazzo tra le baracche 7 e 8 in un campo di palla a volo. Il filo metallico centrale, quello che divideva il campo in due parti uguali, costituiva la loro antenna. Esso era teso tra le due baracche. Quello che i tedeschi non sapevano era che il chiodo che lo fissava alla parete della baracca 7 era collegato, nell’intercapedine, con la radio!

L’idea di costruirmi una radio mi affascinò. I francesi avevano un po’ di materiale residuato dalla loro costruzione, e precisamente una valvola bigriglia, qualche manciata di resistenze e condensatori ed un auricolare di cuffia.

Per realizzare una radio che potesse aspirare a ricevere le trasmissioni di Radio Londra sarebbero state necessarie un altro paio di valvole ed altre minuterie. Per l’alimentazione bastava raccogliere, dentro i grandi bidoni della spazzatura, le vecchie batterie delle lampade che usavano le sentinelle che di notte perlustravano a piedi l’interno del lager. Queste batterie erano gettate via quando non erano ancora completamente scariche.

Il francese costruttore della radio era spesso utilizzato dai tedeschi per riparazioni di apparecchi radio un po’ dappertutto, sia a Kaisersteinbruch che nei paesi vicini, poiché tutti gli uomini validi, anche i radiotecnici, erano sui vari fronti.

L’amico francese non era però disposto a correre rischi per me, perciò segnalò ai tedeschi che per le riparazioni avrebbero potuto rivolgersi anche a me.

Così cominciai la paziente raccolta dei materiali “prelevando” dall’interno delle radio sottoposte alle mie “cure” ora un condensatore, ora una resistenza, ora qualche altro piccolo componente, facendo in modo che l’apparecchio continuasse a funzionare, sia pure con qualche lieve pecca.

Una volta ebbi la fortuna di essere portato a riparare la radio di una signora il cui figlio, radiotecnico, era al fronte. La signora mise a mia disposizione una cassetta piena di ogni ben di Dio. Valvole, potenziometri, condensatori variabili, filo smaltato per costruire bobine, e tanta e tanta altra roba.

Mentre procedevo ad una accurata revisione e riparazione dell’apparecchio radio, profittando del fatto che la sentinella che mi accompagnava si intratteneva in cucina con la signora, ancora piacente, intascavo una valvola bigriglia, un paio di zoccoli, due piccoli condensatori variabili ed un rocchetto di filo smaltato. Dopo aver sorbito una tazza di intruglio che la signora Schneider chiamava “caffé”, rientrai, con il mio angelo custode teutone, nel lager.

Le tavole che formavano la parete interna della mia baracca erano disposte in due file orizzontali. Ogni tavola era fissata con quattro chiodi, due sopra e due sotto. Di notte ne schiodai una, tagliando e polverizzando il retrostante lato coibente, dello spessore di circa otto centimetri, formato da pannelli leggerissimi di un impasto di paglia e cemento. Nel vuoto così ricavato nascosi tutto il materiale, rimettendo a posto la tavola schiodata.

Nelle notti successive ebbe inizio la costruzione del radio ricevitore, che impiegava una valvola bigriglia in reazione ed una seconda bigriglia amplificatrice. La bobina fu realizzata con filo di ferro zincato a spire ben distanziate, poiché il filo di rame smaltato che avevo preso in casa della signora non si prestava bene. Questo filo invece fu incastrato sotto il listello di legno che correva nello spigolo tra le pareti ed il soffitto, e passato poi dietro alcune assi fino a raggiungere lo scompartimento segreto, dove era alloggiata la radio con le pile, che venivano collegate attraverso i due chiodi che fissavano la tavola a livello del pavimento.

Il tutto fu completato verso la fine di maggio del 1944. Dopo effettuate tutte le messe a punto, cominciarono gli ascolti a mezzo del piccolo auricolare di cuffia donatomi dai francesi.

Per mettere in funzione la radio dovevo sfilare i due chiodi che fissavano la tavola nella parte superiore, scostarla quanto bastava per prendere l’auricolare e premere a fondo i due chiodi inferiori che costituivano l’interruttore.

Potei ascoltare le notizie della liberazione e dello sbarco alleato in Normandia.

Verso la metà di giugno fummo sloggiati dalla baracca 31, che fu destinata ad un centinaio di prigionieri di altre nazionalità

Se oggi esiste ancora la baracca 31 dell’ex lager XVII/A, nell’angolo sud-est di essa, ad una ventina di centimetri dal pavimento si potrebbero trovare, nell’intercapedine della parete di legno, la vecchia cara radio e le pile, e sotto il listello di legno che delimita il soffitto si potrebbe trovare il lungo filo di rame smaltato che costituiva l’antenna.

 


 

Pubblicato il 24/12/2006 – Ultimo aggiornamento: 24/12/2006

Print Friendly